L'Organo Graziadio ANTEGNATI



L'organo ritrovato

 

Non solo Monteverdi: basterebbero i nomi di maestri di cappella come il fiammingo de Wert, Benedetto Pallavicino, Gian Giacomo Gastoldi, Amante Franzoni. Impressiona la lista degli autori che compaiono nel fondo musicale della cappella palatina: Contino, Gabrieli, di Lasso, de Monte, da Victoria, Asola, Baccusi, Massaini, Agazzari, Rovigo e Palestrina naturalmente, con le sue dodici Messe Mantovane.

 

L'organo, realizzato nel 1565 secondo le indicazioni di uno dei più famosi organisti del tempo, Girolamo Cavazzoni, presentava una particolarità di raro interesse: 14 tasti in tutte le ottave ottenuti con la "spezzatura" di due cromatici (le coppie re#/mib e sol#/lab). Questo permetteva di superare i limiti dell'accordatura a terze pure, in uso tra Cinque e Seicento, fornendo note preziose per suonare con perfetta armonia in molte tonalità; ma soprattutto permetteva di trasportare qualsiasi brano vocale un tono sotto o sopra per la comodità dei cantori senza perdere il giusto rapporto degli intervalli della scala.

 

Più di quattro secoli di vita hanno segnato vistosamente lo strumento senza tuttavia portare alla perdita degli elementi sostanziali - le canne e il somiere - giunti miracolosamente fino a noi. È stato possibile allora ricondurre l'organo alle proporzioni d'origine, recuperando l'ordine di 16 piedi, il corista (con buona approssimazione), il temperamento e i tasti "spezzati".

 

Il restauro, affidato alla Bottega Organaria Giorgio Carli, è stato illustrato nelle sue fasi iniziali in una mostra tenutasi a Palazzo Te nel 1997.
Sulla scia dell'entusiasmo per il ritrovamento di un organo che da tempo era dato per disperso sono iniziati i lavori di restauro della Basilica. La luce è protagonista; entra dalle due grandi lanterne del tetto, si riflette sulle pareti bianche ed esalta un gioco sapiente di cornici e nervature. L'armonia degli spazi si sposa con quella dei suoni: a suonare è l’intera chiesa, dal catino absidale per il canto gregoriano alla grande cantoria sopra l'ingresso principale per la polifonia; dalla cantoria dell'organo a quella contrapposta per la musica concertata fino alle altre innumerevoli postazioni per gli effetti di eco.

 

È attivo un progetto di ampio respiro per la fruizione di questo sito di straordinario interesse musicale. La direzione artistica è affidata ad un comitato scientifico composto da:
1. Umberto Forni, Conservatorio di Verona;
2. Prof. Jeffrey G. Kurtzmann, University of St. Louis (USA);
3. Dr.ssa Licia Mari, Università Cattolica di Milano;
4. Prof. Maurizio Padoan, Università Cattolica di Milano;
5. Arch. Don Stefano Savoia, Diocesi di Mantova.

 


Il cammino percorso

L'organo Graziadio Antegnati 1565
a cura di Flavio Dassenno



Settembre 1565

La costruzione

L'opera dal celebre Graziadio Antegnati, del 1565, constava in origine dì nove registri di ripieno, due flauti e il fiffaro, la disposizione consueta per gli strumenti importanti dell’epoca in area padana. Si distingueva tuttavia per le raffinate esigenze musicali della Committenza: oltre al mi re ut, la gionta alla spagnola che estendeva la tastiera fino al do gravissimo, era eccezionalmente dotato di tasti spezzati.
La spezzatura, la divisione cioè di alcuni tasti cromatici in due elementi sovrapposti, permetteva di superare i limiti dell’accordatura a terze pure in uso tra Cinque e Seicento fornendo note preziose per una perfetta armonia nelle modulazioni più ardite e soprattutto, per il trasporto dei brani vocali. Sicuramente fu l'organista di corte Girolamo Cavazzoni a volere la tastiera enarmonica; la realizzazione fu problematica, ma alla fine lo strumento fu consegnato "tanto buono da non poter dimandar di meglio".

1570

Pulitura

Una pulitura si rese necessaria dopo soli cinque anni in seguito ai lavori di ampliamento della chiesa

fine '500 - 1624

Le manutenzioni

Due importanti manutenzioni furono eseguite alla fine del '500 e nel 1624

1692

"Grande e buonissimo"

Ancora nel 1692 l’organo viene definito grande, e buonissimo.

il 1700

La decadenza

Nei primi decenni del ‘700 iniziò la decadenza; da allora le continue riparazioni ed almeno due manomissioni gravi lo hanno portato alle tristi condizioni che sino a pochi anni orsono lo strumento versava. Abbiamo notizie di altri progetti di rifacimento totale, ma come per miracolo nessuno di questi è andato a buon fine: sostanzialmente l’organo Antegnati ha resistito a tutte le ingiurie inferte dal tempo e dalla mano dell’uomo, e il ritrovamento del somiere enarmonico, delle relative catenacciature e del crivello originali è stato senza dubbio una delle scoperte più entusiasmanti in campo organologico degli ultimi tempi.

1995

La cronaca della riscoperta

1995-2006

RESTAURO!

Restaurato dalla Bottega Organaria Giorgio Carli di Pescantina (Verona)






La storia

a cura di Flavio Dassenno

 

 

3 luglio 1565

"Messer Graciadio ha fornito l'organo di tutto ponto, con gli 12 registri. Restano gli diexis scavezzi, che sono alquante canne che non sono riuscite a suo modo ne anche al mio. Però del registro delli Principali sono riuscite. Basta ch'è di puoca importanza et lui promette farle a Brescia et questo settembre venir a reveder l'organo e meter su detti diexis... l'organo è riuscito tanto buono ch'io non saprei domandar meglio et par ch'a questa chiesa sempre vi sia il giubileo, per la frequentacione del popolo che ci viene per questo…”

Girolamo d’Urbino, organista ducale

 

6 Giugno 1795

"Levar le due aggiunte laterali… al Summiere, che sono state sempre cative, e di pregiudizio all’uguaglianza dell’Armonia… e renderlo come fu fatto dal suo Artefice… servirsi del Summier vecchio, chè ottimissimo, anzi migliore di uno nuovo… e se non fosse buono non si sarebbe potuto accomodar tante volte l’Organo senza farle servitù alcuna…”

Giuseppe Ferrari, Organista della Regia Ducal Capella

 

Lo strumento sopravviveva, sia pure considerato un rudere e occultato dalle stratificazioni accumulatesi in 430 anni di storia, tribolata e sofferta fin dai tempi della sua costruzione.

Rarissime caratteristiche organologiche dei materiali, i più antichi rimastici della bottega di Graziadio, rendevano l’esemplare di Santa Barbara unico al mondo all'interno dei pochi e preziosi Antegnati rimasti, di valore storico artistico incommensurabile, un punto di partenza privilegiato per un articolato progetto teso al recupero dell'intera basilica.

Venne commissionato al più illustre rappresentante della dinastia bresciana, che delineò lo stile per eccellenza dell'organo rinascimentale padano, mentre fervevano i lavori di ultimazione della prima stesura della chiesa. Valutato 600 scudi, ebbe come caratteristica eccezionale i tasti enarmonici sui quattro re diesis-mi bemolle e sui tre sol diesis-la bemolle. Sette tasti neri divisi in due suoni distinti, che fornivano possibilità musicali enormi: alterazioni cromatiche e "durezze e ligature" accordate secondo il principio delle terze pure. Gli intervalli dissonanti divenivano molto più crudi dei nostri, ma l'effetto era voluto e attentamente controllato, per sottolineare il contrasto tra luci ed ombre, moto e stasi, tanto caro all'estetica rinascimentale e protobarocca.

 

Il degrado generale in cui è stato trovato era molto consistente, dovuto all'uso intensissimo durante più di 400 anni, ma soprattutto alla continua esposizione, nei primi 35 anni, a polvere e grossi detriti causati dai ripetuti lavori alla basilica. Fin dalla nascita quindi ha avuto bisogno di numerosi interventi di riparazione e riaccordatura, come quello del 1570 di mano di Costanzo Antegnati, ventenne figlio di Graziadio, di Bernardino Virchi a cavallo del secolo e di Tomaso Meiarini nel 1624. Alcuni, forse di Giovanni Fedrigotti nel 1718, del mantovano Andrea Montesanti nel 1759 e di un certo Giuseppe Antonini nel 1804, e molti altri meno nobili, rendevano lo strumento un grandissimo palinsesto più volte riscritto, di difficilissima lettura ma mai snaturato.

 

Sono stati necessari un anno e mezzo di studi preliminari e di ricerche d'archivio di un’equipe di quattro specialisti, con un approccio metodologico di archeologia degli strumenti musicali raro in Italia, per assicurare il giusto supporto tecnico e il minimo dettaglio documentario al restauro. Ogni minimo particolare, anche il più insignificante, è stato studiato per ben conoscere ogni stratificazione storica e scegliere come operare.

Il lavoro è stato affidato all'organaro Giorgio Carli di Pescantina, restauratore di grande sensibilità e non comune esperienza.

 

17 settembre 2006, Concerto di inaugurazione del restauro

Dopo 441 anni da quel lontano Settembre del 1565 lo strumento torna a far sentire le sue preziose armonie

 


Scheda Tecnica

a cura di Flavio Dassenno



Costruito dal celebre Graziadio Antegnati nel 1565 secondo le indicazioni di Girolamo Cavazzoni organista di corte, constava in origine dì nove registri di ripieno, due flauti e il fiffaro, la disposizione consueta per gli strumenti importanti dell’epoca in area padana. Si distingueva tuttavia per le raffinate esigenze musicali della Committenza: oltre al mi re ut, la gionta alla spagnola che estendeva la tastiera fino al do gravissimo, era eccezionalmente dotato di tasti spezzati.
La spezzatura, la divisione cioè di alcuni tasti cromatici in due elementi sovrapposti, permetteva di superare i limiti dell’accordatura a terze pure in uso tra Cinque e Seicento fornendo note preziose per una perfetta armonia nelle modulazioni più ardite e soprattutto, per il trasporto dei brani vocali. Sicuramente fu Cavazzoni a volere la tastiera enarmonica; la realizzazione fu problematica, ma alla fine lo strumento fu consegnato tanto buono da non poter dimandar di meglio.
Una pulitura si rese necessaria dopo soli cinque anni in seguito ai lavori di ampliamento della chiesa; due importanti manutenzioni furono eseguite alla fine del '500 e nel 1624 ma ancora nel 1692 l’organo viene definito grande, e buonissimo. Nei primi decenni del ‘700 iniziò la decadenza; da allora le continue riparazioni ed almeno due manomissioni gravi lo hanno portato alle tristi condizioni che sino a pochi anni orsono lo strumento versava. Abbiamo notizie di altri progetti di rifacimento totale, ma come per miracolo nessuno di questi è andato a buon fine: sostanzialmente l’organo Antegnati ha resistito a tutte le ingiurie inferte dal tempo e dalla mano dell’uomo, e il ritrovamento del somiere enarmonico, delle relative catenacciature e del crivello originali è stato senza dubbio una delle scoperte più entusiasmanti in campo organologico degli ultimi tempi.
Il preziosissimo materiale fonico per quanto alterato fornisce dati sufficienti a colmare le lacune; non rimanendo traccia di modifiche sette-ottocentesche degne di nota, ci sono state le condizioni per un restauro che porta al recupero della fisionomia secentesca dell’ organo, quella più interessante artisticamente e di fatto la più leggibile. Un Sito musicale di primaria grandezza che è la Basilica mantovana di Santa Barbara, ritrova il Suo strumento.

* Costruito da Graziadio Antegnati nel 1565.
* Restaurato da Giorgio Carli di Pescantina negli anni 1995 – 2006

Collocato in vano in muratura chiuso da parete lignea, con cantoria lignea, nella parete sopra la cappella minore, in cornu Epistulae, prima del presbiterio.

Cantoria e prospetto settecenteschi, riutilizzanti disposizione ed elementi decorativi originali.

Due portelle in forma di teleri dipinti, raffiguranti S. Barbara e S. Pietro quando sono chiuse e l’Annunciazione quando aperte, proteggono il prospetto. Sono attribuite a Fermo Ghisoni.

Facciata in stagno finissimo, di 15 canne divise in 3 campate di 5 canne, disposte a cuspide, a partire dal FA1 del Principale di 16, con MI, RE e UT interni alla cassa.

Tastiera di 57 note estesa da DO1 a FA5 con prima ottava corta e 7 note enarmoniche per le note RE diesis 1, 2, 3 e 4 e per le note LA bemolle 1, 2 e 3 per un totale di 57 tasti, su modello originale.

Pedaliera a leggìo di 18 note, estesa da DO1 a LA2 con prima ottava corta, costantemente unita alla tastiera.

Registri sull’ordine del 16 piedi, mossi da 12 manette alla lombarda in noce, disposte in unica colonna a destra della consolle a finestra, ricostruite assieme alla tavola su modello originale.

Ordine delle manette e dei registri sul somiere, secondo la disposizione dei catenacci originali:

PRINCIPALE
FIFFARO
OTTAVA
DECIMA QUINTA
DECIMA NONA
VIGESIMA SECONDA
VIGESIMA SESTA
VIGESIMA NONA
TRIGESIMA TERZA
TRIGESIMA SESTA
FLAUTO IN XIX
FLAUTO IN VIII

Sono presenti 312 canne Antegnati o della sua bottega su un totale di 656 fori del somiere.
Somiere originale, lombardo rinascimentale a vento, interamente in noce, compreso il pavimento della secreta, con 12 pettini e 57 canali, ventilabri in abete e punte guida in testa originali.

Crivello in cuoio ricostruito sull’originale, musealizzato dopo trattamento conservativo.

Manticeria in stanza retrostante, ricostruita sul portavento originale, costituita da 4 mantici a cuneo azionabili manualmente con stanghe, o con elettroventilatore, o con un alzamantici elettropneumatico.

Temperamento mesotonico al quarto di comma [esteso].
Corista: 466 Hz a 20 °C e 61 % di U.R. al La4 del Principale. Questo corista è stato determinato dal re diesis 45 del Principale, canna relativa a un tasto scavezzo rinvenuta allo smontaggio al tasto mi 46.

Comitato scientifico del restauro:

m° Damiano Rossi, Presidente e Direttore Lavori, arch. Diego Morato della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Brescia Mantova e Cremona, prof. Flavio Dassenno, m° Umberto Forni consulenti organologici, dott. Licia Mari, ricerca d’archivio.

NOTE STORICHE

3 luglio 1565
"Messer Graciadio ha fornito l'organo di tutto ponto, con gli 12 registri. Restano gli diexis scavezzi, che sono alquante canne che non sono riuscite a suo modo ne anche al mio. Però del registro delli Principali sono riuscite. Basta ch'è di puoca importanza et lui promette farle a Brescia et questo settembre venir a reveder l'organo e meter su detti diexis... l'organo è riuscito tanto buono ch'io non saprei domandar meglio et par ch'a questa chiesa sempre vi sia il giubileo, per la frequentacione del popolo che ci viene per questo…”
Girolamo d’Urbino, organista ducale

6 Giugno 1795
"Levar le due aggiunte laterali… al Summiere, che sono state sempre cative, e di pregiudizio all’uguaglianza dell’Armonia… e renderlo come fu fatto dal suo Artefice… servirsi del Summier vecchio, chè ottimissimo, anzi migliore di uno nuovo… e se non fosse buono non si sarebbe potuto accomodar tante volte l’Organo senza farle servitù alcuna…”
Giuseppe Ferrari, Organista della Regia Ducal Capella


Lo strumento sopravviveva, sia pure considerato un rudere e occultato dalle stratificazioni accumulatesi in 430 anni di storia, tribolata e sofferta fin dai tempi della sua costruzione.

Rarissime caratteristiche organologiche dei materiali, i più antichi rimastici della bottega di Graziadio, rendevano l’esemplare di Santa Barbara unico al mondo all'interno dei pochi e preziosi Antegnati rimasti, di valore storico artistico incommensurabile, un punto di partenza privilegiato per un articolato progetto teso al recupero dell'intera basilica.

Venne commissionato al più illustre rappresentante della dinastia bresciana, che delineò lo stile per eccellenza dell'organo rinascimentale padano, mentre fervevano i lavori di ultimazione della prima stesura della chiesa. Valutato 600 scudi, ebbe come caratteristica eccezionale i tasti enarmonici sui quattro re diesis-mi bemolle e sui tre sol diesis-la bemolle. Sette tasti neri divisi in due suoni distinti, che fornivano possibilità musicali enormi: alterazioni cromatiche e "durezze e ligature" accordate secondo il principio delle terze pure. Gli intervalli dissonanti divenivano molto più crudi dei nostri, ma l'effetto era voluto e attentamente controllato, per sottolineare il contrasto tra luci ed ombre, moto e stasi, tanto caro all'estetica rinascimentale e protobarocca.

Il degrado generale in cui è stato trovato era molto consistente, dovuto all'uso intensissimo durante più di 400 anni, ma sopratutto alla continua esposizione, nei primi 35 anni, a polvere e grossi detriti causati dai ripetuti lavori alla basilica. Fin dalla nascita quindi ha avuto bisogno di numerosi interventi di riparazione e riaccordatura, come quello del 1570 di mano di Costanzo Antegnati, ventenne figlio di Graziadio, di Bernardino Virchi a cavallo del secolo e di Tomaso Meiarini nel 1624. Alcuni, forse di Giovanni Fedrigotti nel 1718, del mantovano Andrea Montesanti nel 1759 e di un certo Giuseppe Antonini nel 1804, e molti altri meno nobili, rendevano lo strumento un grandissimo palinsesto più volte riscritto, di difficilissima lettura ma mai snaturato.

Sono stati necessari un anno e mezzo di studi preliminari e di ricerche d'archivio di un’equipe di quattro specialisti, con un’approccio metodologico di archeologia degli strumenti musicali raro in Italia, per assicurare il giusto supporto tecnico e il minimo dettaglio documentario al restauro. Ogni minimo particolare, anche il più insignificante, è stato studiato per ben conoscere ogni stratificazione storica e scegliere come operare.

Il lavoro, durato 12 anni anche a causa dei lavori di recupero della basilica, è stato affidato all'organaro Giorgio Carli di Pescantina, restauratore di grande sensibilità e non comune esperienza.

Dopo 441 anni da quel lontano Settembre del 1565 lo strumento torna a far sentire le sue preziose armonie



Bibliografia

biblio santa barbara 01

L'Antegnati di Santa Barbara (1565)

L'organo della basilica palatina dei Gonzaga:
riscoperta, recupero e restauro







Diocesi di Mantova - 1997

biblio santa barbara 02

L'Antegnati di Santa Barbara (1565)

Atti della giornata di studio: Riflessioni sulla tutela degli organi storici
24/05/1997.








Edizione: CASA DEL MANTEGNA (Mantova)

biblio santa barbara 03

Un unicum del Rinascimento alla corte dei Gonzaga

Restauro dell'organo enearmonico Graziadio Antegnati della Basilica Palatina di Santa Barbara in Mantova





edizione: Antichi Organi Mantovani - 5
ISBN 978-88-989581-9-1