Close

Questo sito utlizza cookie. Puo' leggere come li usiamo nella nostra Privacy Policy.

Loading
Tra chiesa e corte, nell’agosto 1593



«Messer Follino, messer Follino!» spuntò dall’angolo della casa dell’abate il bel volto sereno di Franceschino. «Maestro Rovigo, in che posso servirla?». L’organista del duca Gonzaga sospirò un momento – per il caldo afoso dell’agosto mantovano – e poi, leggermente titubante, rispose: «Vi è giunta voce delle proteste dell’abate Barzellini? Non credevo che gli prendesse una tale furia anche contro di voi…». Federico Follino si rabbuiò un poco. «Venite: spostiamoci nel giardino di fronte. Non voglio parlare proprio sotto le finestre della casa di monsignore. Belli gli affreschi nella sala grande, vero?» accennò un sorriso «L’abate era molto soddisfatto sei anni fa , quando benedisse la prima pietra delle case canonicali da costruire in questa via per i membri del Capitolo di Santa Barbara». «Ero a Graz, allora» commentò Franceschino «e per me il 1587 è solo l’anno in cui morì l’amato duca Guglielmo, che tanto mi teneva in considerazione…». «Suvvia, non rattristatevi. Lo dice anche l’abate: ora con Vincenzo si lavora di meno e si guadagna di più…» . Ecco il signor Federico: grande ingegno letterario, ottimo organizzatore, ma sempre un po’ distaccato e cinico - pensò il buon Rovigo mentre replicava, ormai al sicuro tra le alte siepi riarse dal sole: «Monsignor Barzellini è molto adirato, continua a ripetere che il Capitolo della basilica è ridotto in stato di povertà e non può sopportare l’ardire di un musico sfrontato che chiede – proprio con il vostro appoggio, messer Follino - un prestito di ben 20 scudi!». «Giulio Cesare Perla è un buon cantore, il duca lo sta utilizzando anche a corte come contralto e lo vede molto simile a lui: vivace, sempre pronto a divertirsi, a far cose diverse… dunque, perché non aiutarlo? Anche voi suonate a palazzo e sapete come vanno certe faccende». «Veramente…» osò a questo punto Rovigo, che era forse un po’ timido sulle prime, ma poi sapeva ben difendersi e discutere quando ne valeva la pena, come durante il soggiorno oltralpe, in mezzo ai signori di Graz e di Mantova che se lo contendevano, «veramente in questo caso mi pare che l’abate non esageri affatto, specie se lo si confronta con Filippo Perabovi, ottimo cantante, direi migliore di Perla, e anche compositore. Saprete che il duca Guglielmo lo apprezzava, tanto che, in un momento di necessità, lo aveva posto come sostituto del maestro di canto in Santa Barbara. Monsignor Barzellini sostiene che, se si dovesse concedere un prestito al Perla, si dovrebbe farlo a maggior ragione con Filippo, che è molto diligente, povero e forestiero (viene da Bologna): anche lui domanda. L’avrete capito, messer Follino, l’abate mi stima e mi ha fatto delle confidenze: dice che ai cappellani della basilica non si prestano mai più di 15 scudi, che sono da restituire in meno di un anno, e Perla pretende di rimborsarne 20 in 20 mesi. Ecco, non sembra giusto neppure a me». E Franceschino si fermò, rosso in viso per il caldo e la passione che stava mettendo nel suo parlare, e aspettò la reazione del potente cortigiano. Che non si fece attendere: «Non mi importa di Perabovi, il duca vuol aiutare il Perla, e io che posso fare? Il mondo è dei furbi, lo sapete anche voi» sbottò Follino, calmandosi subito dopo: «Dunque si comporta davvero male questo contralto?» «Giudicate voi» replicò Rovigo «l’abate mi ha mostrato la lettera che ha scritto al duca all’inizio del mese e mi ricordo bene come concludeva: questo Perla viene ripreso dai canonici deputati sopra il coro perché suole sempre venire a mezzo delle messe, e i vesperi, e invitato a venire a buon ora, risponde che non gli si rompa la testa. Non solo è negligente, ma anche arrogante. Io suono a tutte le ore – come diceva il caro duca Guglielmo – e so qual è il disagio quando i cantanti non ci sono, arrivano in ritardo, sono distratti… Invece con Filippo questo non accade mai. E sapete che ha scritto della buona musica? Anche dei madrigali, che ha dedicato proprio al Serenissimo Vincenzo nell’88: dunque non si può aiutare anche lui?» «Li conosco, li conosco» disse con un mezzo sorriso messer Follino «e vedrò di non dimenticarmi del “povero Filippo”, ma voi cercate di calmare l’abate e farlo rassegnare al prestito a Perla: ubi major… Sono convinto che questo nostro contralto non lascerà tanto presto Mantova, si sente al sicuro e le feste gli piacciono troppo». «Lo penso anch’io» sospirò Franceschino «allora non vi dimenticate, messer Follino, dei bravi e onesti cantanti. Vado a prepararmi per il vespro: ho in mente una nuova toccata e vorrei provarla almeno una volta». «La suonerete benissimo, maestro Rovigo. Ricordo bene cosa si diceva di voi quando studiavate a Venezia: diventerà un ottimo organista perché è innamorato di questa professione e non presume di sapere». Licia Mari

Licia Mari     

 
mv creation
credits | legals
Stemma Gonzaga
Basilica Palatina di Santa Barbara - Mantova
Piazza Santa Barbara, 4 - I - 46100 - Mantova - ITALY - www.antegnatisantabarbara.it - santabarbara@diocesidimantova.it